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Bilancio sociale 2025. Capacità trasformativa: la nostra pietra d'angolo

"La cooperazione non è un sistema economico alternativo al capitalismo. È una forma di vita, un modo di stare insieme che trasforma le crisi in opportunità di crescita collettiva.” Stefano Zamagni

Il 2025 è stato un anno in cui la Cooperativa ha dovuto fare i conti con cambiamenti profondi nella propria governance, con una società sempre più segnata dalle crisi sociali e dalle guerre, con la fatica di trovare nuovi modi per fare accoglienza anche in relazione alle istituzioni che la gestiscono. Tutto ciò senza perdere il filo di ciò che siamo e di dove stiamo andando.  

Stefano Zamagni, uno dei più lucidi teorici dell'economia civile italiana, ha scritto che la cooperazione non si misura nei momenti di bonaccia, quando tutto fila liscio e i conti tornano. Si misura nella tempesta, quando la tentazione di ciascuno sarebbe quella di pensare prima a sé stesso. È proprio allora che la logica cooperativistica — quella della reciprocità, della fiducia, del bene comune — mostra la sua forza trasformativa.

La Rifredi Insieme ha vissuto questa verità nel 2025. I cambiamenti avrebbero potuto generare incertezza, rallentamenti, dispersione di energia. Non è andata cosi.  E questo, forse, è il risultato più importante dell'anno: la dimostrazione che il solco valoriale e la struttura della Cooperativa sono così solidi da reggere anche i momenti di transizione.

Nel 2025 la Rifredi Insieme ha aperto nuovi servizi: il CAS Corso Progetto, nato a maggio per accogliere famiglie rifugiate dalla Striscia di Gaza in una struttura messa a disposizione dall'Opera Madonnina del Grappa — una risposta concreta, rapida, generosa a un'emergenza umanitaria che ha bussato alle porte della nostra città. 
Ha mantenuto e rafforzato i servizi esistenti: 20 strutture, 233 posti disponibili, 375 persone accolte nel corso dell'anno.

Ha investito nella conoscenza: per la prima volta in modo sistematico, tutte le aree hanno misurato i risultati del proprio lavoro — 218 schede compilate, tre aree valutate, un patrimonio di dati che ci dice non solo quante persone abbiamo accolto, ma se e come la loro vita è cambiata durante il percorso con noi. Ha mappato le proprie relazioni: ogni struttura ha tracciato la propria rete di stakeholder misurando il proprio ecosistema relazionale.

C’è un filo che attraversa la storia della Rifredi Insieme e che il 2025 non ha spezzato. È il filo che viene da Don Giulio Facibeni, dalla sua visione di una carità che non si accontenta dell'assistenza ma cerca la trasformazione, che non guarda le persone come problemi da gestire ma come vite da accompagnare. È il filo dell'Opera Madonnina del Grappa, che mette a disposizione le proprie case — i propri beni materiali — perché ci sia un luogo fisico dove questa visione possa abitare.

Lungo questo filo si muovono ogni giorno i nostri 153 lavoratori — il 77,1% donne, 40 soci — che scelgono di lavorare in un settore difficile, con ospiti complessi, turni pesanti, retribuzioni che il mercato non premia abbastanza. Lo scelgono perché credono in qualcosa. Lo scelgono perché la cooperazione, quella vera, non è solo un modello economico: è un modo di stare al mondo.

Leggi qui il bilancio sociale 2025 della Rifredi Insieme